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Sardegna: Geremeas, reparto tartarughe - Primo caso di deposizione di uova di una tartaruga

Tratto da L'Unione Sarda

Quel bagno di mezzanotte è stato un piccolo miracolo. Perché la decisione di scendere in spiaggia per un tuffo refrigerante ha permesso a tre ragazze cagliaritane in vacanza nella villetta di Geremeas, di assistere a un evento eccezionale, la deposizione delle uova di una tartaruga marina che tra venerdì e sabato ha scelto Cala Serena per nidificare. Uno strano rumore come se qualcuno stesse giocando con la sabbia, uno sbuffo sordo. «Pensavamo fosse un cane, abbiamo illuminato la zona con la nostra torcia e abbiano scoperto quell'enorme tartaruga», raccontano Anna Melis, Alice Sotgiu e Stefania Marras. Pochi metri più in là, tra gli ombrelloni azzurri di un piccolo stabilimento balneare, la grossa "Caretta caretta" scavava, si dava da fare, con le pinne per creare il profondo buco dove di lì a poco avrebbe fatto cadere le sue uova tonde, perfettamente sferiche e della stessa grandezza di una pallina di ping pong. «É accaduta una cosa meravigliosa, aveva le lacrime agli occhi e tanta bava, sembrava proprio che facesse fatica, che piangesse per il dolore. Era bellissimo, siano corse a casa ad avvisare i nostri genitori e poi è arrivata altra gente». Flash, scatti, filmati con telecamere amatoriali. Il chiosco delle bibite era ormai chiuso da ore. Così lo stabilimento balneare. Manuel Shubert aveva sistemato gli ombrelloni e le sdraio, acceso il faro per illuminare le attrezzature. «É arrivata all'improvviso, non credevo ai miei occhi, sono riuscito a scattare due fotografie». Cinque minuti prima di mezzanotte Geremeas, la sua spiaggia sono diventate un piccolo-grande teatro sotto le stelle, con la grossa femmina protagonista, suo malgrado, di un meraviglioso spettacolo. Lei, la Caretta, settanta centimetri di lunghezza per un peso di sessanta chili, forse settanta chili, chissà perché ha scelto Cala Serena per riprodursi. «Ha fatto un primo tentativo, poi è riuscita a scavare il suo nido e ha deposto una cinquantina di uova», racconta Giorgio Zara del centro di recupero delle tartarughe marine di Nora, arrivato in spiaggia dopo mezzanotte con i Forestali della stazione di Castiadas, i volontari della Prociv Arci e della Paff di Quartu, le associazioni di protezione civile che si sono date il cambio per tener sotto controllo il sito di nidificazione dopo averlo racchiuso con una barriera di rete. Sarà la culla dei piccoli rettili che tra una quarantina di giorni dovrebbero guadagnare la superficie costruendosi una strada tra i granelli di sabbia per poi raggiungere l'acqua e sparire in mare aperto. Ora saranno giorni delicati. La zona dovrà essere tenuta sotto stretto controllo per evitare che malintenzionati danneggino ma anche alterino per un'eccessiva curiosità il nido. Ed è per questo che è già scattato il confronto serrato tra le organizzazioni impegnate nello studio delle tartarughe marine. Ieri, dopo gli esperti del centro recupero di Nora che da ormai oltre dieci anni si occupano del recupero delle tartarughe ferite dalle attrezzature da pesca, sono arrivati a Geremeas i biologi dell'Area marina protetta della Penisola del Sinis-Mal di Ventre inviati dal presidente Bruno Palliaga, coordinatore della rete regionale per la salvaguardia della fauna acquatica in difficoltà. Insieme a loro anche la biologa dell'Amp di Capo Carbonara, Federica Maggiani.

Pubblicato il 30/7/2006 alle 11.53 nella rubrica Diario.

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