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30 luglio 2006

Sardegna: Geremeas, reparto tartarughe - Primo caso di deposizione di uova di una tartaruga

Tratto da L'Unione Sarda

Quel bagno di mezzanotte è stato un piccolo miracolo. Perché la decisione di scendere in spiaggia per un tuffo refrigerante ha permesso a tre ragazze cagliaritane in vacanza nella villetta di Geremeas, di assistere a un evento eccezionale, la deposizione delle uova di una tartaruga marina che tra venerdì e sabato ha scelto Cala Serena per nidificare. Uno strano rumore come se qualcuno stesse giocando con la sabbia, uno sbuffo sordo. «Pensavamo fosse un cane, abbiamo illuminato la zona con la nostra torcia e abbiano scoperto quell'enorme tartaruga», raccontano Anna Melis, Alice Sotgiu e Stefania Marras. Pochi metri più in là, tra gli ombrelloni azzurri di un piccolo stabilimento balneare, la grossa "Caretta caretta" scavava, si dava da fare, con le pinne per creare il profondo buco dove di lì a poco avrebbe fatto cadere le sue uova tonde, perfettamente sferiche e della stessa grandezza di una pallina di ping pong. «É accaduta una cosa meravigliosa, aveva le lacrime agli occhi e tanta bava, sembrava proprio che facesse fatica, che piangesse per il dolore. Era bellissimo, siano corse a casa ad avvisare i nostri genitori e poi è arrivata altra gente». Flash, scatti, filmati con telecamere amatoriali. Il chiosco delle bibite era ormai chiuso da ore. Così lo stabilimento balneare. Manuel Shubert aveva sistemato gli ombrelloni e le sdraio, acceso il faro per illuminare le attrezzature. «É arrivata all'improvviso, non credevo ai miei occhi, sono riuscito a scattare due fotografie». Cinque minuti prima di mezzanotte Geremeas, la sua spiaggia sono diventate un piccolo-grande teatro sotto le stelle, con la grossa femmina protagonista, suo malgrado, di un meraviglioso spettacolo. Lei, la Caretta, settanta centimetri di lunghezza per un peso di sessanta chili, forse settanta chili, chissà perché ha scelto Cala Serena per riprodursi. «Ha fatto un primo tentativo, poi è riuscita a scavare il suo nido e ha deposto una cinquantina di uova», racconta Giorgio Zara del centro di recupero delle tartarughe marine di Nora, arrivato in spiaggia dopo mezzanotte con i Forestali della stazione di Castiadas, i volontari della Prociv Arci e della Paff di Quartu, le associazioni di protezione civile che si sono date il cambio per tener sotto controllo il sito di nidificazione dopo averlo racchiuso con una barriera di rete. Sarà la culla dei piccoli rettili che tra una quarantina di giorni dovrebbero guadagnare la superficie costruendosi una strada tra i granelli di sabbia per poi raggiungere l'acqua e sparire in mare aperto. Ora saranno giorni delicati. La zona dovrà essere tenuta sotto stretto controllo per evitare che malintenzionati danneggino ma anche alterino per un'eccessiva curiosità il nido. Ed è per questo che è già scattato il confronto serrato tra le organizzazioni impegnate nello studio delle tartarughe marine. Ieri, dopo gli esperti del centro recupero di Nora che da ormai oltre dieci anni si occupano del recupero delle tartarughe ferite dalle attrezzature da pesca, sono arrivati a Geremeas i biologi dell'Area marina protetta della Penisola del Sinis-Mal di Ventre inviati dal presidente Bruno Palliaga, coordinatore della rete regionale per la salvaguardia della fauna acquatica in difficoltà. Insieme a loro anche la biologa dell'Amp di Capo Carbonara, Federica Maggiani.




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28 luglio 2006

L'ex ospedale diventa beauty farm - Unione Sarda

Piovono immediati i commenti sulla decisione della Regione. Il gruppo di An in Consiglio regionale critica la durata della concessione (troppi cinquant'anni), mentre il comitato "Giù le mani dalla colonia dux" è preoccupato che venga snaturata l'architettura della struttura. Perplesso anche il presidente della Provincia, Graziano Milia: «Non sarebbe stato dannoso un confronto prima di prendere qualsiasi decisione». Per il numero uno dell'amministrazione provinciale dunque non è in discussione tanto la destinazione d'uso («Vista così potrebbe anche andare bene»), ma il metodo deciso dalla Regione: «Perché non parlarne prima? Sono una persona che mette da parte le criticità se esiste un dialogo, che non fa mai male». Sulla necessità di prendere una decisione invece niente in contrario: «Era importante intervenire, visto lo stato di degrado raggiunto dall'ex ospedale Marino». Milia chiude con una frecciata ironica sulla concessione per cinquant'anni: «Se si pensa a così tanti anni significa che l'investimento sarà molto elevato. E in questi casi il concorso di idee sembra già finalizzato. Anche per questo la Provincia non parteciperà». Non perde tempo Alleanza Nazionale, che ha presentato, in Consiglio regionali, un'interrogazione con richiesta di risposta scritta (a firma di Antonello Liori e Mario Diana) rivolta al presidente Soru e all'assessore agli Enti locali, Gian Valerio Sanna: «Non è eccessiva una concessione per cinquant'anni? Inoltre l'indicazione della destinazione non sembra escludere finalità, come una discoteche o sale bingo, che potrebbero mettere a repentaglio la tranquillità del quartiere». Per i consiglieri regionali sarebbe stato meglio «trasferire l'immobile al patrimonio del comune di Cagliari». Preoccupato il comitato "Giù le mani dalla colonia dux": «Nel bando - attacca Simone Spiga - è inserita la possibilità di effettuare interventi di ristrutturazione architettonica. Questo potrebbe voler dire modificare l'assetto architettonico della struttura, modificandone la natura razionalista». Continua dunque la raccolta di firma del comitato per evitare che l'ex ospedale Marino possa perdere la sua identità storica. (m. v.)

Visita il sito e Firma la Petizione




permalink | inviato da il 28/7/2006 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

27 luglio 2006

Sardegna: La Regione chiarisca cosa vuole fare dell'Ospedale Marino...

Il Comitato “Giù le mani dalla Colonia Dux” denuncia che con la pubblicazione in data 21 Luglio 2006 del bando concernente la valorizzazione dell’ex Ospedale Marino di Cagliari emerge con chiarezza il pericolo, che da più parti è stato sollevato, sull’ipotesi di abbattimento della struttura dell’Ex Ospedale Marino.


Quello che vi è scritto nel bando è chiarissimo, infatti nelle premesse vi è la possibilità,che tra le proposte che perverranno alla Regione, di interventi di ristrutturazione architettonica e funzionale del fabbricato principale e la demolizione di tutte le pertinenze limitrofe allo stesso”, afferma Simone Spiga, componente dell’Assemblea Regionale di Alleanza Nazionale.


Questo può voler dire modificare parzialmente o totalmente l’assetto architettonico della struttura con il gravissimo rischio di snaturare la sua architettura razionalista”, incalza Simone Spiga.


In due giorni oltre 100 firme sono state raccolta nella petizione ondine e almeno 400 sono state raccolte nelle strade cittadine”…”Non siamo disposti a stare in silenzio e invitiamo i cagliaritani a sostenere con forze la nostra rivendicazione, anche perché una città che perde la propria identità è un città morta e Cagliari non dovrà mai morire”, denuncia Simone Spiga.


Grazie al sostegno delle Associazioni Nuova Italia e Fare Verde, proseguiremo la battaglia con modalità di protesta che andremo volta per volta a comunicare”…”Oggi l’aspetto più importante rimane quello di capire dalla Regione Sardegna con maggiore chiarezza che tipo di modifiche potranno essere apportate all’assetto architettonico originale”, conclude Simone Spiga.


Ricordiamo che è attivo il sito www.coloniadux.tk dove potrà essere firmata la petizione ondine e per ulteriori informazioni la email è colonia_dux@yahoo.it.




permalink | inviato da il 27/7/2006 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

27 luglio 2006

Petizione di An per salvare il Marino dalla demolizione - Unione Sarda

«Giù le mani dall'ex ospedale Marino: la vecchia struttura deve essere completamente recuperata senza che la sua architettura sia in alcun modo snaturata». L'appello, rivolto a tutti i cittadini e in primis all'amministrazione comunale di Cagliari e alla Regione, arriva dall'assemblea regionale di Alleanza nazionale, partito che si oppone da tempo al possibile abbattimento della struttura ipotizzato durante un vertice tra il governatore Renato Soru e il sindaco Emilio Floris, e che ha costituito un comitato ad hoc. «Ci opponiamo alla distruzione della struttura e invitiamo tutti i cagliaritani ad unirsi alla nostra protesta», afferma Simone Spiga, componente dell'assemblea regionale di An. L'opera, un tempo chiamata "Colonia marinara estiva Dux", è stata edificata nel 1937, in periodo fascista, su progetto dell'architetto Ubaldo Badas. Per decenni è stata considera un lucido esempio di razionalismo moderno ed è stata oggetto di numerosi articoli e foto pubblicati nelle più importanti riviste mondiali di architetture. Nel 1947 venne convertita in ospedale e nel 1982 è stata chiusa: da allora versa in stato di totale abbandono e grave degrado. Un rudere frequentato esclusivamente da sbandati, barboni, tossicodipendenti, topi e parassiti. Le facciate cadono a pezzi e i locali interni sono invasi da cumuli di calcinacci e rifiuti di ogni genere. L'anno scorso il gruppo di An in consiglio regionale presentò una mozione (primo firmatario Matteo Sanna) per chiederne il recupero, ma non se ne fece niente. La Regione nel frattempo ha bandito un concorso internazionale di idee per il suo rilancio. «Considerata l'importanza della struttura, visto l'affetto che tutti i cagliaritani nutrono nei suoi confronti e considerato soprattutto il suo indiscutibile valore storico, diciamo no all'abbattimento e chiediamo che l'opera sia recuperata», aggiunge Spiga. Sui questa base è nato un comitato spontaneo, denominato Giù le mani dalla Colonia Dux, ed è stata avviata una petizione on line. Per firmare è sufficiente andare sul sito internet www.coloniadux.tk e cliccare nell'apposito spazio. Maggiori informazioni possono essere reperite telefonando al numero 338.6417825. Alla campagna hanno già aderito cittadini e l'associazione Nuova Italia e gli ambientalisti di Fare Verde, entrambe vicine ad An.

Tratta da L'Unione Sarda
Paolo Loche




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26 luglio 2006

Sostieni il Comitato "Giù le mano dalla Colonia DVX"

Prosegue a pieno ritmo la campagna Giù le mani dalla Colonia DVX dopo un giorno sono pervenute oltre 70 firme online e molte sono le persone che ci hanno contattato per portare avanti questa iniziativa.

Per informazioni:
colonia_dux@yahoo.it




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25 luglio 2006

Fare Verde aderisce al Comitato "Giù le mani dalla Colonia DVX"

Il Coordinamento Regionale dell’'Associazione Ambientalista FARE VERDE ha aderito ufficialmente alla campagna promossa dal Comitato Spontaneo “Giù le mani dalla Colonia DVX” per chiedere il recupero e la riqualificazione dell’ex ospedale marino sito nella spiaggia del Poetto di Cagliari.

“Abbiamo ritenuto indispensabile sostenere l’appello e invitaiamo i cittadini sardi a promuovere in tutti gli ambiti la petizione on-line che in due giorni ha raccolto oltre 50 adesioni”, affermano Valentina Caruso e Federica Orrù rappresentanti di Fare Verde Sardegna.

“L’adesione dell’Associazione Nuova Italia e di Fare Verde è la dimostrazione che iniziative di questo tipo devono vedere il coinvolgimento di tutti i settori della società civile e per questo siamo in prima linea”…”Da questa mattina è anche attivo, oltre alla petizione ondine anche il sito www.coloniadux.tk e nel giro di alcune settimane speriamo di raggiungere le 1000 adesioni all’appello”, incalzano le militanti ambientaliste.

“Per informazioni potrà essere possibile contattare il Comitato all’indirizzo colonia_dux@yahoo.it o contattando Simone Spiga al numero 338/6417825”, concludono Valentina Caruso e Federica Orrù.




permalink | inviato da il 25/7/2006 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

25 luglio 2006

In rete il sito "Giù le mani dalla Colonia DVX"



CLICCA

 




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24 luglio 2006

No alla demolizione dell’ ex Colonia Marina DUX

La Colonia DVX, struttura edificata nel 1937 sul modello di colonie marine delle riviere italiane e situata nella spiaggia cagliaritana del Poetto.
Presenta un’estesa struttura orizzontale su due piani con planimetria curvilinea ed un corpo centrale più basso. Realizzata dal grande architetto razionalista Ubaldo Badas.
Nel 1947 viene convertita in ospedale, dal 1982 l’edifico è in stato di completo abbandono.
Con questo Appello chiediamo il recupero e la riqualificazione completa della struttura senza snaturare la sua architettura.


clicca e firma la petizione




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19 luglio 2006

Il nostro impegno contro gli incendi boschivi può essere anche il tuo.

Il campo antincendio 2006 si svolgerà a Gaeta, dal 5 al 20 agosto.

Ivolontari alloggeranno nella nuova sede della Protezione Civile "La Fenice" a Gaeta Vecchia. La struttura è appositamente attrezzata per accogliere i volontari che si sono alterneranno in 2 turni settimanali svolgendo sia attività di avvistamento che di intervento diretto sui focolai con flabelli e roncole.

I volontari di Fare Verde lavoreranno come ogni anno sotto il coordinamento del Corpo Forestale dello Stato di Latina ed al fianco dei volontari della Protezione Civile 'La Fenice'.

Non mancheranno i consueti momenti di formazione svolti dai volontari più anziani ed esperti de "La Fenice", indispensabili per i volontari alle prime esperienze sul fuoco e comunque utili a tutti per affrontare con efficacia e sicurezza le operazioni di spegnimento e bonifica nelle aree attaccate dal fuoco.

Per dare la tua disponibilità per il prossimo campo, contattaci subito:
info@fareverde.it - tel/fax 06 700 5726

Per maggiori informazioni sulle attività dei volontari antincendio:
consulta il nostro manuale
scarica il depliant informativo

Di nuovo con noi il gruppo interetnico di Fare Verde Kosovo.

Come l'anno scorso, il campo di Gaeta sarà arricchito dalla presenza di un gruppo di ragazzi di Fare Verde Kosovo che da anni sono impegnati nella difesa della loro terra e nel tentativo di sviluppare le tematiche ambientali in quella parte di Europa vittima di recenti e sanguinosi eventi bellici.
Dopo la loro prima esperienza antincendio nell'estate 2005, i ragazzi di Fare Verde Kosovo hanno deciso di ripetere questa bella esperienza di scambio culturale, di conoscenza, di amicizia con i giovani italiani presenti al campo.
Quest'anno il gruppo interetnico proveniente dal Kosovo sarà composto da ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 25 anni, di etnia albanese, serba e rom.


Perché partecipare a un campo antincendio?

La rinnovazione del pascolo per ovini e bestiame, la pulizia 'rapida ed economica' dalle sterpaglie di terreni incolti sono le principali motivazioni di chi appicca gli incendi ma, tra queste, anche l'attacco al nuovo parco degli Aurunci che 'disturba' le mire di qualcuno poco avvezzo a considerare la tutela di un patrimonio ambientale ricchissimo, un valore più importante del proprio interesse.

Finalità principale di questi campi è dunque quella di costituire una presenza fissa di volontari nel territorio minacciato che funzioni non solo da deterrente, ma consenta anche di intervenire in tempi estremamente brevi dall'insorgere del focolaio, quando esso percorre i terreni stepposi o cespugliosi, impedendo, riducendo o frazionando il fronte d'impatto con i complessi boscati.

I volontari svolgono non solo un servizio a tutela dell'ambiente ma anche verso se stessi, entrando in contatto con una realtà ambientale che può essere intatta, ma più spesso è degradata o assediata dall?intervento distruttivo dell'uomo.

Una esperienza lunga più di 10 anni.

Allapiaga degli incendi boschivi, Fare Verde oppone da più di 10 anni lasua operazione storica: i campi estivi di volontariato antincendio.

Neicampi estivi antincendio si va soprattutto per intervenire direttamentesul fuoco. A diretto contatto con il peggior metodo di distruzione delnostro patrimonio forestale, in prima linea, senza proclami, senzainvocare Candair od offrire taglie sui piromani a mezzo stampa ma sulterreno, nelle zone più a rischio incendi: Sicilia, Campania, Lazio... 

Nel Lazio, Fare Verde, dal 1992 al 2001, ha tenuto a Formia,sui Monti Aurunci, nel mese di agosto, un campo antincendio che è statoun vero presidio a tutela di oltre 6000 ettari di terreno collinare dimacchia mediterranea e lecceta. Questa parte della provincia di Latinaè quella più colpita dal fenomeno incendi di tutto il Lazio.
Dal 2002 il campo base è a Gaeta, ma il territorio preso sotto tutela è più o meno lo stesso.




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14 luglio 2006

Il Codice dell'Ambiente sarà riscritto entro gennaio 2007

Nella giornata di ieri Fare Verde, unitamente alle altre Associazioni ambientaliste e alle Associazioni dei consumatori, è stata invitata all'incontro con il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, presso l'Auditorium del Ministero dell'Ambiente, per comunicazioni in merito al decreto legislativo n. 152/2006 ("Codice dell'Ambiente").

Fare Verde ha apprezzato l'iniziativa che ha significato una rottura con la precedente gestione ministeriale la quale aveva reiteratamente omesso di adottare la procedura di consultazione prevista dall'art. 14 della legge 308/2005, come già in passato è stato più volte sottolineato dalla nostra associazione.

Il Ministro ha reso edotte le Associazioni presenti delle iniziative del Governo tese a porre rimedio alle conseguenze nefaste del Codice dell'Ambiente recentemente entrato in vigore e, quindi, la dichiarazione di inefficacia dei decreti attuativi per vizi procedurali; la rinuncia del Governo all'intervento nei giudizi pendenti avanti alla Corte Costituzionale introdotti da
numerose Regioni; la proroga dell'entrata in vigore delle parti del decreto relative a VIA, VAS e IPCC ecc. (all'interno del decreto "mille proroghe"); lo studio di modifiche in materia di acque, rifiuti e bonifiche. Entro la fine di gennaio del prossimo anno - secondo il Ministro - è prevista una completa riscrittura del decreto legislativo da parte di una ristretta Commissione che vedrà tra i suoi componenti unicamente figure scelte all'interno dell'Amministrazione con esplicito rifiuto al ricorso di consulenti esterni.




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