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26 luglio 2010
«Sì al voto nel 2011 per il referendum contro il nucleare»
Sì all'accorpamento della data del referendum regionale sul nucleare con
quella delle elezioni comunali, previste nella primavera del 2011. Ma
purché la consultazione sia indetta subito e ben pubblicizzata. Lo ha
stabilito il Comitato promotore del referendum contro il nucleare in
Sardegna, che ieri a Oristano si è incontrato con il Comitato per il
sì-Nonucle, per discutere della data da proporre alla presidenza della
Regione. La decisione fa seguito all'incontro col capo di gabinetto
della presidenza, Giandomenico Sabiu: al comitato promotore, che
chiedeva di indire il referendum entro novembre, Sabiu aveva proposto
l'accorpamento per risparmiare alla Regione una spesa di circa 12
milioni di euro.
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23 luglio 2010
Amianto, protesta sulla Carlo Felice contro la discarica di Masangionis
Si è
svolta pacificamente e senza creare troppi disagi agli automobilisti,
la manifestazione di protesta organizzata dal Coordinamento Amianto di
Oristano al chilometro 80 della statale 131 per chiedere l'immediato
completamento della bonifica della discarica di Masangionis, che dista
solo poche decine di metri ed è anche ben visibile dalla statale (si
estende su un'area di circa mezzo ettaro). Agli
automobilisti diretti verso Cagliari gli attivisti, che indossavano tute
e mascherine di protezione, hanno distribuito un volantino che
riepiloga la vicenda. Il Coordinamento contesta l'immobilismo della
Regione e delle autorità sanitarie sull'emergenza amianto, e in
particoalre sulla "bomba" ambientale costituita dalla discarica di
Masangionis. Si chiede l'immediato utilizzo delle risorse già annunciate
(due milioni e mezzo di euro) dall'assessorato regionale dell'Ambiente,
lo stanziamento di altri fondi per la completa bonifica del sito e lo
smaltimento dell'amianto friabile (il più pericoloso), lo screening
ambientale delle aree adiacenti alla discarica e di procedere penalmente
per le eventuali violazioni di legge connesse alla mancata o ritardata
bonifica della discarica. Nel corso della manifestazione, che era
regolarmente autorizzata e sulla quale ha vigilato la Polizia, il
presidente del Coordinamento Amianto Gianpaolo Lilliu ha ironizzato
sulle dichiarazioni dell'assessore regionale Giuliano Uras, che ieri
aveva definito ridicola e pretestuosa l'iniziativa e aveva minacciato di
rivolgersi al ministro dell'Interno per chiedere l'intervento della
forza pubblica.
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23 luglio 2010
Comunicazione importante
brodu salvatore
| inviato da fareverdecagliari il 23/7/2010 alle 12:8 | |
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21 luglio 2010
I deputati sardi del Pdl: "No all'eolico e al nucleare"
I deputati sardi del Pdl: "No all'eolico e al nucleare"
Nella
loro iniziativa legislativa, già presentata alla Camera, i cinque
deputati chiedono che la Sardegna «diventi una regione sperimentale per
un piano nazionale energetico forestale». I
sardi padroni del loro territorio, del paesaggio «che percepiscono». Un
territorio che non deve subire modifiche o attacchi da parte di fattori
esterni che possano modificare, appunto, la “percezione” che hanno i
sardi della loro terra. Cinque deputati sardi del
Pdl hanno presentato una proposta di legge perché nell'Isola non vengano
realizzate centrali nucleari e impianti eolici sul mare. La proposta di
legge sarà illustrata mercoledì mattina a Roma nel corso di una
conferenza stampa, quindi sarà sottoposta agli enti locali sardi e alle
associazioni «con l'obiettivo di promuovere un vasto movimento di
opinione che possa supportare il complesso iter parlamentare»,
sottolineano i parlamentari Mauro Pili, Bruno Murgia, Paolo Vella,
Settimo Nizzi e Carmelo Porcu. La proposta è stata
presentata il 25 maggio scorso alla Camera e ieri è arrivato il via
libera dell'Ufficio studi della commissione Ambiente della Camera per la
“calendarizzazione” del documento, ovvero è stato superato il primo,
fondamentale passaggio. Il prossimo sarà quello della discussione. I
rappresentanti sardi del Pdl ricordano, in sostanza, che la Regione ha
potere legislativo sul suo territorio in base allo Statuto sardo.
«Proprio nell'ottica della competenza sul paesaggio», dice Mauro Pili,
«la Regione la facoltà di decidere gli interventi ammissibili o meno». L'OBIETTIVO
«Nel paesaggio sardo devono essere vietati impianti eolici off shore e
nucleari», dicono i parlamentari, «la Sardegna deve diventare regione
sperimentale per un piano nazionale energetico forestale». La proposta
di legge ha l'obiettivo di dare un'interpretazione autentica delle norme
di attuazione dello Statuto, in un momento in cui i progetti per la
realizzazione di impianti per la produzione di energia eolica off shore
stanno andando avanti e di nucleare se ne sente parlare ancora. «L'iter
procedurale di almeno due impianti eolici off shore nel mare sardo -
sostiene Pili, primo firmatario della proposta di legge - sta andando
avanti nel silenzio più totale e senza atti concreti che ne blocchino il
previsto avanzamento». Tutto ciò, sottolinea, «nonostante più volte
avessi suggerito la necessità di un ricorso alla Corte Costituzionale
per un conflitto di attribuzione». DENTRO LA PROPOSTA
Il passaggio tecnico nel quale si inserisce la proposta di legge non è
di semplice lettura. Nella loro azione, i deputati sostengono che la
Corte Costituzionale ha ripetutamente dichiarato inammissibili le
questioni sollevate dallo Stato sulla violazione della divisione delle
competenze legislative e della disciplina statale in materia di tutela
del paesaggio. Questo perché i ricorsi dello Stato in materia si sono
orientati (secondo quanto sostiene la Corte) «dall'erroneo presupposto
secondo il quale la Regione risulterebbe priva di potestà legislativa in
tema di tutela paesaggistica. Ecco perché risulta evidente - sostengono
i parlamentari sardi della maggioranza - che la materia della tutela
del paesaggio ricada, in applicazione delle norme di attuazione dello
Statuto, tra le competenze della Regione». IL PERICOLO
Secondo i cinque deputati il primo rischio per il nostro paesaggio
costiero, se non ci si tutela in tempo, è rappresentato dalle pale sul
mare. «L'insediamento di impianti eolici, per via della conformazione
della costa sarda, costituirebbe un evidente elemento di disturbo della
continuità e integrità del paesaggio», scrivono, «la conformazione del
territorio sardo e il potenziale sviluppo turistico dell'intera Isola,
ancora in gran parte da valorizzare e promuovere, sarebbe gravemente
compromesso a causa della probabile realizzazione di un qualsiasi parco
eolico sul mare». LA NOVITÀ C'è un concetto,
espresso nella proposta di legge presentata alla Camera, che ha
suscitato l'interesse dell'Ufficio studi di Montecitorio: la novità del
concetto di “paesaggio percepito” «che diventa fondamentale per
affrontare la competenza specifica della Sardegna in questa materia»,
sottolinea Pili. Non a caso, i parlamentari sardi
fondano la loro iniziativa parlamentare sulla Convenzione europea del
Paesaggio, recepita in Italia con la legge numero 14 del 2006, dove si
intende il paesaggio come «una determinata parte di territorio, così
come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione
di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni». E quindi il
territorio «nei suoi vari ambiti, è “paesaggio” nell'accezione puramente
geografica del termine», dice Pili, «ossia contesto territoriale che si
caratterizza variamente dalla percezione che di esso hanno le
popolazioni che vi abitano». Ecco perché,
sostengono i parlamentari, «trasferendo il concetto alla Sardegna, si
può stabilire che quest'Isola è percepita dalle popolazioni che vi
abitano come una terra alimentata dal sole e dal mare, una percezione
che diventa fattore fondamentale del paesaggio». In questo contesto
normativo, arriva la proposta di legge del Pdl, che fissa «l'esigenza di
precludere il territorio sardo a insediamenti che minerebbero
pesantemente il percepito ambientale e paesaggistico della Sardegna».
Come la realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare e lo
stoccaggio di scorie, «senza dubbio elementi in grado di compromettere
in modo grave e indelebile il paesaggio sardo “percepito” in tutte le
sue accezioni». LA RI-FORESTAZIONE Pili,
Vella, Nizzi, Porcu e Murgia sottolineano «l'indirizzo unanime del
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del Consiglio regionale sul
fatto che la Sardegna non sarà mai interessata dalla costruzione di
centrali nucleari» ed è in questo scenario che hanno presentato la loro
proposta di legge. Non solo: «Dobbiamo anche pensare a valorizzare le
qualità naturalistiche, per questo chiediamo che tutti gli incentivi
utilizzati per gli impianti eolici off shore vengano dirottati alle
energie alternative legate alla forestazione produttiva e alle biomasse
agricole».
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3 luglio 2010
NUCLEARE: REFERENDUM, DOMANI A S.GIUSTA NASCERA' COMITATO SI'
Cagliari, 3 lug. - Sardigna Natzione Indipendentzia ha
convocato per domani alle 16 nel centro giovanile di Santa
Giusta (Oristano) una riunione per la costituzione del Comitato
per il si' nel referendum consultivo sul nucleare in Sardegna.
Questo il quesito su cui i sardi potranno pronunciarsi: "Sei
contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e
di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse
residuate o preesistenti?".
Sni, guidata dal suo coordinatore Bustianu Cumpostu, ha
organizzato nei mesi scorsi la raccolta di firme per promuovere
il referendum contro il nucleare. (AGI)
Red-Rob
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29 giugno 2010
Dalla commissione Ue nuovo impulso al compost
Tratto dal Sole 24 ore
Anche con il rifiuto si può fare bene all'ambiente, soprattutto se si
tratta di rifiuti organici. Ma occorre una strategia globale. Migliorare
la gestione dei rifiuti organici in tutti gli stati europei al fine di
sfruttare i benefici ec.onomici e ambientali che essi offrono (tra 1,5 e
7 miliardi di euro, si stima) è infatti l'obiettivo di una recente
comunicazione della commissione europea. Il documento contiene una rosa
di raccomandazioni sulla via da seguire, tra le quali spiccano la
prevenzione e il trattamento biologico con produzione di compost e
biogas.
La situazione
I rifiuti biodegradabili alimentari e i rifiuti di giardino e di cucina
ammontano, nella Ue, a 88 milioni di tonnellate all'anno. Un volume che
può avere un forte impatto sull'ambiente, ma che ha anche un grande
potenziale come fonte rinnovabile di energia e di materiali riciclati.
Il principale rischio ambientale legato ai rifiuti organici è la
produzione di metano, un gas che ha un potente effetto serra, 25 volte
superiore a quello del biossido di carbonio. Se il trattamento biologico
dei rifiuti fosse attuato nella misura massima possibile, il vantaggio
più visibile e significativo sarebbe quello di evitare emissioni pari a
circa 10 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nel 2020. Inoltre, un
terzo dell'obiettivo fissato dalla Ue per il 2020 in materia di energie
rinnovabili nei trasporti potrebbe essere conseguito utilizzando il
biogas ricavato dai rifiuti organici, così come il 2% di quello in tema
di energie rinnovabili potrebbe essere garantito dalla trasformazione di
tutti i rifiuti organici . E ancora: un compost e un digestato da
digestione anaerobica di buona qualità contribuirebbero a rendere più
razionale l'uso delle risorse sostituendo in parte i fertilizzanti
minerali non rinnovabili e salvaguardando la qualità dei suoli della Ue.
Le azioni
La comunicazione della commissione indica anche le azioni prioritarie da
mettere in atto al fine di liberare questo potenziale (lasciando
comunque liberi gli stati membri di scegliere le opzioni più adatte a
raggiungere questi traguardi), tra le quali spiccano il rispetto
rigoroso degli obiettivi sul dirottamento dei rifiuti organici dalle
discariche e la corretta applicazione della gerarchizzazione dei rifiuti
e di altre disposizioni della direttiva quadro sui rifiuti, in modo da
privilegiare l'introduzione di sistemi di raccolta differenziata. Le iniziative di sostegno da parte della Ue – come l'elaborazione di
norme per il compost – saranno determinanti per accelerare i progressi e
assicurare eque condizioni di concorrenza in tutta la Ue. Saranno
perciò introdotti orientamenti e indicatori specifici per la prevenzione
dei rifiuti organici, nonché norme per il compost e orientamenti
sull'applicazione del concetto di ciclo di vita e sulla valutazione nel
settore dei rifiuti.
Non esistono, secondo l'analisi della commissione, lacune politiche a
livello della Ue che potrebbe impedire agli stati membri di prendere
provvedimenti adeguati, tanto più che i progressi compiuti in diversi
stati membri mostrano che la legislazione esistente in materia di
gestione dei rifiuti organici è una base eccellente per ulteriori passi
avanti, anche se le politiche nazionali variano molto (in alcuni paesi
gli interventi sono minimi, in altri si perseguono politiche ambiziose).
Tecniche
Quanto alle tecniche adottabili il compostaggio e la digestione
anaerobica sono le opzioni economiche e ambientali più promettenti per i
rifiuti organici di cui non è possibile la prevenzione. Tuttavia, un
prerequisito importante è la buona qualità dei materiali introdotti in
questi processi. Nella maggior parte dei casi questo obiettivo potrebbe
essere raggiunto in modo ottimale mediante la raccolta differenziata dei
rifiuti organici. Sistemi molto efficienti basati sulla separazione dei
diversi flussi di rifiuti organici esistono già in Austria, Germania,
Lussemburgo, Svezia, Belgio, Paesi Bassi, in Catalogna (Spagna) e in
alcune regioni italiane.
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21 giugno 2010
Il nucleare italiano ad un passo dalla fine: la Corte Costituzionale boccia la legge sull'energia
Era stato il fiore all'occhiello del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi e dell'ex ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola.
Il percorso intrapreso non sembrava ammettere sbandate, deviazioni o
rallentamenti: il ritorno dell'energia nucleare in Italia era un
obiettivo primario ed imprescindibile dell'agenda di governo, anche a
fronte della scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa
"tecnica energetica" riscuote ancora oggi in Italia.
Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza
numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha
decretato un vero e proprio stop alla corsa all'atomo del governo
italiano.
La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del
decreto-legge numero 78.
Con essa, all'articolo 4, il governo apriva alle procedure d'urgenza per
la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia
elettrica, da leggersi più comunemente come "nuove centrali nucleari".
Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione e
distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne
la produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti.
Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza "in riferimento
allo sviluppo socio-economico" (non a caso la legge in questione è il
famoso "pacchetto anti-crisi") e si stabiliva la loro edificazione per
mezzo di capitali "prevalentemente o interamente privati".
Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più
Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in
tema di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare
tutti gli enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la
scelta delle nuove sedi nucleari nazionali.
E' stato proprio il mix tra "ragione d'urgenza" ed "utilizzo di capitali
privati" e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in
materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l'intero
articolo, nei commi che vanno dall'1 al 4.
Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana,
"trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza
dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece
la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti
debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente
privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al
quantum".
Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in
materia, la Corte Costituzionale afferma che "se le presunte ragioni
dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per
esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione
immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la
competenza nella realizzazione degli interventi".
E conclude deliberando che "i canoni di pertinenza e proporzionalità
richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la
legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato
funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi,
rispettati".
Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi
tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in
termini energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso
accelerato verso la creazione di nuove centrali nucleari.
Le procedure d'urgenza, che consentirebbero nell'ordine di 10-15 anni,
di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la
necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di
produzione degli impianti ai singoli privati. E l'automatico decadimento
delle ragioni d'urgenza, ipso facto, determinano il ripristino
automatico della facoltà degli enti locali, ed in particolar modo delle
regioni, di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e
territoriali dell'esecutivo nazionale.
Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle
questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l'interim
delle Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi),
non si prospettano tempi facili.
Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della sua
nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti
contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca
e, forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.
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17 giugno 2010
No al nucleare in Sardegna
Sardigna Natzione Indipendentzia (Sni) ha
convocato una riunione a Sassari per il prossimo 20 giugno per preparare
la campagna in vista del referendum contro il nucleare in Sardegna. Il
tema sara’ anche al centro del congresso nazionale del movimento
indipendentista, dal titolo “Sni mama de s’indipendentismu”. Entro
giugno sara’ convocato il consiglio nazionale per decidere data e regole
congressuali.
Auspicando che il referendum si tenga a ottobre, la direzione
nazionale di Sni ha deliberato di affiancare al comitato promotore un
comitato per il si’ contro il nucleare “che raccolta tutte le adesione
possibili senza barriere ideologiche o di schieramento politico”.
Entrando nel merito degli esiti delle recenti elezioni
amministrative, in particolare dei buoni risultati dell’area
indipendentista e sardista, Sni esprime “sinceri auguri a Irs, al Psd’Az
e ai Rosso mori”, ma si dice convinta “che non sara’ certo un
consigliere in piu’ o in meno in province vicinato rifiutate
dall’elettorato a determinare il futuro dei sardi. “Ribadiamo la volonta
di occuparci di questi concrete”, afferma la direzione nazionale del
movimento, “come quella contro la nuova servitu’ nucleare che si vuole
imporre alla nazione sarda”. (AGI) Red-Rob
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16 giugno 2010
Nucleare, un referendum per dire 'no' alle centrali
L'iniziativa
popolare, partita dagli indipendentisti di Sardigna Natzione, a cui si
sono associati il comitato No Scorie e il sindacato sardo Css, ha
portato in tre mesi a raccogliere 16.286 firme. Ecco il testo del Referendum:
per consultare il popolo sardo in merito alla possibile
installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo
smaltimento di scorie radioattive. Si tratta di un referendum
consultivo promosso ai sensi dell’art. 1, lett. f) della Legge Regionale
n. 20 del 17 maggio 1957, successive modificazioni, per chiedere ai
sardi di pronunciarsi sul seguente quesito “Sei contrario all’installazione in
Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie
radioattive da esse residuate o preesistenti ?”
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23 aprile 2010
NO ALLA POTATURA DEGLI ALBERI IN PIAZZA GALILEI
Con l’arrivo della stagione estiva, il Comune di Cagliari ha decidodi
potare gli alberi di Piazza galilei, togliendo la possibilità ai
residenti di godere dell’ora d’ombra tanto agognata. Un luogo di
refrigerio che lascerà il posto ad un forno d’asfalto.
“Infatti nei giorni scorsi gli operai del Comune hanno iniziato a potare
gli alberi dell’intera piazza lasciando solo i rami spogli”, afferma
Simone Spiga, Responsabile Provinciale di Fare Verde.
“Vogliamo sapere le motivazioni che portano gli agronomi del Comune a
decidere di tagliare in questo periodo i lecci che potevano essere
tagliati in altre stagioni, garantendo ombra e vita alla Piazza”,
prosegue Spiga.
“Chiediamo l’immediato stop ai lavori di potatura degli alberi non
ancora coinvolti in questo scempio, ma allo stesso tempo chiediamo al
Comune di capire quali logiche spingono a deturpare una Piazza così
centrale come Piazza galilei”, conclude Simone Spiga.
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